"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

26 nov 2017

VIAGGIO NEL METAL AFRICANO - LA MELODIA DALLA SVEZIA AL MAROCCO



Il Marocco è un paese non facile da inquadrare. A molti verrà di associarlo a Casablanca, mecca della chirurgia per il cambio di sesso a fine anni '50, specie a beneficio di francesi che non potevano farlo in patria. E' un paese musulmano si direbbe tra i più aperti e occidentalizzati. Ma è qui che i metallari vanno in carcere per il solo fatto di compiere atti che possono compromettere la fede di un musulmano, come per membri dei Nekros, Infected Brain e Reborn.

Quindi se in Marocco cercate una via per la vaginoplastica, chiedete informazioni al primo vigile
urbano, senza imbarazzo. Ma prima di chiedere in un negozio di dischi dov'è il reparto metal ci penserei due volte. Al limite, potreste chiedere se hanno il disco dei Vaginal Penetration, e se vi guardano male fingere che chiedevate semplicemente a che ora passa il bus per l'ospedale di Casablanca.

Dispiace invero non poter approfondire il porno-grind che in Marocco fiorisce. Introvabili i testi che presumiamo fondamentali di "Napalm tits" o "Don't waste your sperm" dei Vaginal Penetration, ma non è l'unico dolore. Non sappiamo granché dei Butchers of the Morgue, ma soprattutto dei cervelli ripieni di sperma (Cumfilled brain), pionieri dell'electro-grind, di cui sarebbe interessante ascoltare il -pensiamo- rappresentativo "Barbarous Genitals". Di che parleranno (si, va bene, dico di preciso), i Fekalizator, nel loro classico Nidificazione di larve nello scroto? E ancora Psybygore, Nerv, Putrid Cadavers...ma già qui siamo più sull'anatomo-patologico più banalotto.

Ascoltare metal in Marocco può anche precludervi le gioie del talamo, come è successo a un metallaro che non ha ricevuto la patente di “buon musulmano” dallo stato, e quindi non può sposarsi ufficialmente, perché addirittura indossava magliette metal in gioventù, e per questo era stato segnalato. Questo ci pare oltremodo sbagliato, perfino più ingiusto della carcerazione dovuta alle accuse di incitamento alla blasfemia. Perché questo?

Perché il metal marocchino è romantico. Anzi, lo è spudoratamente. Melodico e mieloso. Procedendo un po' attraverso la maggior parte del materiale marocchino disponibile si ci rende conto che l'elemento comune è proprio questo: la progressione melodica. Tolto appunto l'estremo "chiuso" del brutal/grind, il resto dei sottogeneri sono trattati con questa comune tendenza. Una melodicità che agli orecchi di un metallaro rimanda non al glamour americano ma alla Scandinavia, in particolare alla Svezia.

La lettura di Malmsteen della melodia classica, specie dal punto di vista di chi non lo digerisce molto, può essere definita marocchina. Barbara insomma; per i detrattori, pacchiana. In un'accezione positiva, la dinamicità e il barocchismo applicati alle melodie classiche uniscono idealmente Svezia e Marocco in un metal farcito, o appesantito, di melodia. Laddove la melodia americana è alleggerimento, nel metal europeo è un tipo di appesantimento.

Dal metal power e a tratti "pomp" degli Analgesia, al death dei Dark Delirium e Spiteful Carnage, al power dei Nocturnal Kingdom, Sawlegen, al thrash dei Mean Street. Se dovessimo giudicarli dal metal, allora i marocchini sono così: precisi, efficaci, romantici. Un po' taroccati a volte, come quegli articoli dalla firma contraffatta e dal taglio meno sobrio, quasi per mettere le mani avanti sulla non autenticità e scoprire le carte (Ma dove l'hai presi st'occhiali? Dal marocchino?). E però, ragazzi, che dire...funziona. Non si tratta di sottomarca, ma di imitazione convincente, polposa e un po' più sopra le righe. Che Berlusconi avesse capito tutto, ai tempi di Ruby Al Marough, detta Ruby Rubacuori? Vibrazioni e trucco pesante. Noi ci siamo arrivati tramite il metal, senza troppo clamore, all'essenza del Marocco.

Anche nel black, gli Emperor sembrano aver fatto scuola, soprattutto con le soluzioni ultime, quelle dal suono più nitido e arioso (Barzakh). Ma proseguendo nell'ascolto dei Barzakh ci si ritrova letteralmente dirottati verso territori power, con ammiccamenti neoclassici sempre meno casuali. L'effetto finale è quello di un black non negativo, portatore di speranza e apertura al futuro. La costruttività africana, ancora una volta, contamina il nichilismo nordico.
I risultati, musicalmente parlando, sono anche qui (come in Madagascar) dignitosi. Si passa dagli inserti iniziali allo sviluppo di vere e proprie orchestrazioni alla Dimmu Borgir, sempre più edulcorate fino ad un approdo in territori di metal classico, frammisto a elementi più estremi ormai alla deriva in un mare melodico.

Naturalmente, come ovunque in Africa, voce estrema e melodia possono essere variamente associate, senza la preoccupazione di settorializzare gli stili. Infine, l'accostamento di melodia, neoclassicismo e arabeschi avviene in maniera amalgamata, in nome dello stesso concetto di ornamento pesante.

Fuori da questo grosso nucleo ci sono esempi di suicidal depressive (Eternal Misery, Bismillah, Pain Emotion), che valgono la pena di essere ascoltati per gli amanti del genere. E poi...gli Abu Lahab. Sfornatori di titoli suggestivi, come gli arti umidi del predicatore dilaniato, che pare sia il loro capolavoro, i nostri propongono un industrial black dalla genesi misteriosa. Probabilmente i nostri campionano a manetta nei cantieri stradali di Rabat, Agadir o Marrakech, e trasfigurano il tutto cercando di rendere il sapore metafisico del titolo. Betoniere che impastano, scalpelli, martelli pneumatici e muratori che bestemmiano in marocchino. Diciamo che se Burzum cercava l'estasi metafisica con poche e scarne note di sintetizzatore, ripetute in loop (senza riuscirci neanche per idea), questi affollano l'ambiente sonoro con varietà e fantasia, con analoghi risultati..

Buone notizie, quindi, dal Marocco. Metal variegato e di ottima fattura, Il vero metal "marocchino" in senso deteriore ormai lo producono, tristemente, molti vecchi nomi del panorama europeo e americano.

L'unica nota davvero dolente, e oscenità imperdonabile sono i nomi dei gruppi basati su giochi di parole: qui troviamo Thrillogy...Atmosfear...e penso possa bastare già.

A cura del Dottore